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Negli ultimi mesi Bitcoin ha mostrato una forza decisamente superiore alle attese, mettendo parzialmente in discussione lo scenario ribassista che sembrava più probabile durante l'estate. La tesi di partenza era relativamente semplice: il rialzo dei prezzi dell’energia avrebbe dovuto mantenere più elevata l’inflazione, spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari e costringendo la Federal Reserve a mantenere una politica monetaria più restrittiva. Un contesto che, attraverso il rafforzamento del dollaro e condizioni finanziarie meno favorevoli, avrebbe dovuto esercitare pressione sugli asset più rischiosi, Bitcoin compreso. Buona parte di questa sequenza si è effettivamente materializzata. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salito sopra il 5%, quello a 2 anni si è portato intorno al 4,9%, il dollaro si è rafforzato e la Fed ha ulteriormente aumentato i tassi. Bitcoin, però, non ha seguito il copione. Dopo essere sceso fino a circa 58.000 dollari a giugno, ha recuperato rapidamente terreno, superando prima gli 80.000 dollari e successivamente il precedente massimo di maggio, con quotazioni arrivate nell'area 84.000-86.000 dollari. Dal minimo estivo il recupero è stato quindi vicino al 50%. Non più soltanto un rimbalzo L'elemento più importante non è però l'entità del rialzo, quanto la struttura tecnica che si è venuta a creare. Durante i precedenti anni di midterm, come 2018 e 2022, i rally estivi di Bitcoin nell'ordine del 40-45% si erano fermati formando dei Lower High, ossia massimi inferiori ai precedenti: una configurazione tipicamente compatibile con la prosecuzione di un mercato ribassista. Questa volta Bitcoin ha superato il massimo precedente, formando un Higher High. A rafforzare il segnale contribuiscono altri elementi tecnici: - il recupero della media mobile a 50 settimane (il prezzo medio di Bitcoin nell’ultimo anno circa, spesso utilizzato per valutare il trend di lungo periodo); - la formazione del Golden Cross (un segnale tecnico rialzista che si verifica quando una media mobile di breve periodo supera una media mobile di lungo periodo); - la successiva correzione seguita da un nuovo rally; - il breakout del massimo di maggio; - i consistenti inflow negli ETF spot, che indicano una componente di domanda effettiva e non soltanto un movimento alimentato dalla leva finanziaria. Una dinamica simile era già stata osservata nel 2019 e nel 2023, quando alla formazione del Golden Cross era seguita prima una correzione e poi una nuova fase rialzista, anticipando in entrambi i casi un miglioramento significativo della struttura di mercato. Non significa necessariamente poter dichiarare concluso il bear market, ma rende oggi molto meno evidente la tesi secondo cui Bitcoin debba necessariamente tornare a segnare nuovi minimi. Bitcoin sale nonostante tassi e rendimenti elevati Particolarmente interessante è poi il comportamento di Bitcoin rispetto al contesto macroeconomico. I Treasury USA a 10 anni rendono circa il 5,1% (massimo dal 2007), quelli a 30 anni circa il 5,4%, mentre il Fed Funds Rate si trova intorno al 4%. In teoria, rendimenti reali più elevati e una politica monetaria restrittiva dovrebbero rappresentare un ostacolo importante per un asset finanziario fortemente sensibile alla liquidità. Eppure Bitcoin continua a mostrare forza relativa. Storicamente, però, la relazione tra rialzo dei tassi e debolezza di Bitcoin non è sempre stata immediata né lineare. Nel 2017, ad esempio, Bitcoin continuò a salire nonostante diversi rialzi della Fed, mentre nel 2022 la stretta monetaria coincise con il bear market. Questo suggerisce che, oltre ai tassi, contano molto anche fase di mercato, momentum e domanda degli investitori. Il Q4 rimane il vero banco di prova Nonostante il miglioramento della struttura di mercato, i rischi non sono scomparsi e il quarto trimestre rappresenta ora il principale banco di prova per capire se la forza mostrata da Bitcoin riuscirà a consolidarsi. Negli anni di midterm USA, Bitcoin ha frequentemente attraversato una fase di debolezza dopo l'estate. Nel 2014, 2018 e 2022 una parte rilevante della pressione ribassista arrivò infatti tra settembre e gli ultimi mesi dell'anno. Anche l'azionario americano merita attenzione. L'S&P 500 si trova ancora relativamente vicino ai massimi e non ha finora sperimentato una vera correzione. Storicamente, negli anni di midterm, nella prima metà dell’autunno si sono spesso formati massimi importanti prima di fasi di maggiore volatilità. Una correzione significativa dell'azionario potrebbe quindi rappresentare uno dei principali catalizzatori per una nuova fase di debolezza di Bitcoin. Ma anche qui la lettura sta cambiando: una semplice correzione dell'S&P 500 del 10% potrebbe non essere sufficiente, da sola, per trascinare Bitcoin verso nuovi minimi. Da “Lower Low” a “Macro Higher Low” Fino a qualche settimana fa, una correzione nel Q4 veniva vista soprattutto come il possibile preludio a un Lower Low, cioè a un nuovo minimo inferiore a quello estivo, coerente con la prosecuzione del bear market. Dopo il recente breakout, però, prende sempre più spazio uno scenario diverso: Bitcoin potrebbe correggere senza compromettere la struttura rialzista, formando un Macro Higher Low, cioè un minimo superiore al precedente. Il riferimento principale resta quindi l’area dei 58.000 dollari, che rappresenta il minimo estivo da non violare per mantenere intatta questa impostazione. In termini puramente tecnici, una correzione verso 60.000-70.000 dollari potrebbe quindi risultare anche molto profonda senza necessariamente compromettere la nuova struttura, purché Bitcoin rimanga sopra il minimo estivo. Anche un drawdown nell’ordine del 15-20% lascerebbe Bitcoin ampiamente sopra il precedente minimo. Questi livelli non rappresentano dei target, ma servono a evidenziare come sia cambiata la struttura del mercato: da uno scenario in cui si temeva un nuovo Lower Low (un minimo inferiore al precedente) a uno in cui diventa plausibile la formazione di un Macro Higher Low. 83.000 dollari: il livello da osservare nel breve Nel breve periodo uno dei livelli tecnici più importanti è l'area degli 83.000 dollari, corrispondente alla zona del recente breakout. Una chiusura settimanale nuovamente sotto 83.000 dollari rappresenterebbe un primo segnale di deterioramento e aumenterebbe il rischio di una correzione più significativa durante il Q4. Al contrario, riuscire a consolidare attraverso più chiusure settimanali sopra questa zona rafforzerebbe ulteriormente l'ipotesi che il minimo estivo possa essere stato il minimo principale del bear market.
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