In uno scenario più negativo, caratterizzato da interruzioni prolungate delle forniture energetiche, la BCE avverte che si potrebbe assistere a inflazione più elevata e crescita ancora più bassa, fino a ipotizzare anche una recessione.
Durante la conferenza stampa, Christine Lagarde ha sottolineato che consumi e investimenti restano in espansione, ma ha anche ammesso che la guerra in Iran sta già incidendo su fiducia e redditi reali.
I rischi, quindi, sono chiaramente sbilanciati:
Al ribasso per la crescita, soprattutto nel breve termine Al rialzo per l’inflazione, spinta dall’energia
Le aspettative di lungo periodo restano comunque ancorate vicino al 2%, un segnale positivo per la credibilità della banca centrale.
La decisione di mantenere i tassi invariati è stata unanime, ma il messaggio è chiaro: la BCE resta pronta ad agire.
Secondo indiscrezioni, un rialzo dei tassi già nei prossimi mesi non è escluso, soprattutto se l’inflazione dovesse accelerare oltre le attese. Alcuni membri del board guardano ad aprile, mentre altri indicano giugno come momento più probabile per un eventuale intervento.
Come si sono mossi i mercati?
Le decisioni di FED e BCE raccontano la stessa storia: le banche centrali sono entrate in una fase di attesa vigile.
L’economia globale tiene, ma resta esposta a un mix pericoloso di inflazione ancora persistente e rischi geopolitici crescenti, soprattutto legati all’energia.
In questo contesto, né tagliare né alzare i tassi è oggi una scelta scontata.
Anche se non è stato ammesso apertamente, il rischio stagflazione (stagnazione + inflazione) è possibile: questo causerebbe una maggiore volatilità a ribasso per i listini internazionali.
Attualmente lo S&P500 segna un -5,65%, l’Euro Stoxx 50 un -8,9% e il MSCI Emerging Market un - 8,5% dai massimi.
L’Oro e il Bitcoin rispettivamente un -16,4% e un -44,0% dagli ATH.
Nel frattempo il cambio EUR/USD è sceso fino a 1,14 e il rendimento del decennale americano è salito dal 4,0% al 4,3% nell’ultimo mese.
Infine il Petrolio Brent si attesta a 110 dollari al barile mentre il Petrolio Greggio WTI a 96 dollari al barile.
Il punto chiave, oggi, non è prevedere la prossima mossa delle banche centrali, ma capire che siamo entrati in una fase in cui l’incertezza è la variabile dominante.
E in contesti come questo, la differenza non la fa il timing, ma la struttura del portafoglio e la capacità di gestire la volatilità senza farsi guidare dall’emotività.
Nel breve termine spesso si registrano ribassi ma nei mesi successivi i mercati tendono invece a recuperare e salire: +7,4% dopo 6 mesi e +8,9% dopo 1 anno.
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