Queste aziende hanno risorse e capacità di consolidamento che rendono la dinamica molto diversa.
Inoltre, i governi non restano a guardare: la politica industriale è attiva e sostiene lo sviluppo del settore, al contrario del liberalismo economico dell’Ottocento.
3. Le prospettive
Ferrovie, canali, telegrafo, radio, internet: tutte le grandi innovazioni hanno acceso speranze di un balzo di produttività.
Nella realtà, la produttività è rimasta confinata nel suo range storico dell’1-3% annuo, senza esplosioni durature.
L’AI, però, potrebbe rappresentare un salto qualitativo unico.
Una ferrovia in più genera costi marginali crescenti, un AI più avanzata può generare nuove intelligenze, innescando un’accelerazione potenzialmente senza limiti.
Il contesto macro
Il settore dell’AI è qui per restare.
Ciò non significa che il percorso sarà lineare.
Rallentamenti nei progressi tecnologici porteranno a inevitabili delusioni in borsa, correzioni dei corsi, fallimenti e consolidamenti.
Alcuni settori paralleli come robotica, biotecnologie, batterie, potrebbero tornare in auge, proprio come l’AI ha messo temporaneamente in secondo piano il litio o le auto a guida autonoma.
Oggi i mercati non guardano solo all’AI ma anche ai tagli dei tassi della Fed, spinti da una chiara volontà politica di sostenere le borse.
Ad agosto l’inflazione negli Stati Uniti si è attestata al 2,9%, perfettamente in linea con le attese di e in leggero aumento rispetto al 2,7% di luglio. Anche la componente core è rimasta stabile al 3,1%, confermando le previsioni.
L’assenza di nuove pressioni inflazionistiche viene infatti interpretata come un via libera per la banca centrale ad allentare la politica monetaria e sostenere l’economia.
Il Rally sembra non finire con S&P500 e Nasdaq che hanno raggiunto nuovi massimi.
Ma la prudenza è d’obbligo: conviene mantenere una diversificazione verso mercati meno cari di quello americano.
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