Se non te ne fossi accorto, negli ultimi mesi è tornata sotto i riflettori l’ipotesi di un prelievo forzoso o di una tassa patrimoniale in Italia.
Ma cosa significano davvero questi termini?
E qual è la probabilità che vengano introdotti?
Il prelievo forzoso è una misura straordinaria e automatica, applicata dallo Stato direttamente sui conti correnti e depositi bancari dei cittadini.
L’unico caso nella storia italiana risale al 1992, quando il governo Amato prelevò il 6 per mille dai conti degli italiani, per tamponare una crisi valutaria e finanziaria.
Prelievo che fruttò allo stato circa 11.500 miliardi di lire.
Le eccezioni di incostituzionalità contro quel decreto furono successivamente respinte dalla Corte Costituzionale.
La patrimoniale invece è una tassa calcolata sul patrimonio complessivo di un soggetto o su parte di esso: immobili, conti, investimenti, attività finanziarie (in Italia e all’estero, se dichiarate).
A differenza del prelievo forzoso, non è automatica, ma richiede una dichiarazione e il pagamento tramite F24 o altro canale fiscale.
Un esempio di patrimoniale che conosciamo molto bene da investitori, è l’imposta di bollo dello 0,2%.
Perché se ne sta parlando nuovamente oggi?
La crescita del debito pubblico in Italia, che ha superato i 2.900 miliardi di euro, e la nuova manovra europea sul riarmo, che ha bisogno di finanziamenti, stanno alimentando le preoccupazioni dei cittadini.
La probabilità che questo avvenga, a nostro avviso, è bassa ma non impossibile, i precedenti storici lo dimostrano.
Ad oggi non esiste alcun provvedimento concreto, ma:
Una patrimoniale dichiarativa su grandi patrimoni è possibile, soprattutto per ragioni di bilancio. Un prelievo forzoso automatico è meno probabile, ma tecnicamente realizzabile (come nel 1992), e torna ciclicamente nel dibattito come “piano B” in caso di crisi estrema.
Esistono delle soluzioni per proteggersi da un eventuale prelievo forzoso?
1. Conti esteri dichiarati
Lo Stato italiano può prelevare automaticamente solo dai conti bancari italiani.
Se i fondi sono detenuti presso banche estere (es. in Svizzera, Irlanda, Austria, Singapore), non sono accessibili direttamente.
👉 Attenzione però: i conti esteri devono essere regolarmente dichiarati nel quadro RW della dichiarazione dei redditi. E sono soggetti all’IVAFE, l’imposta sul valore delle attività finanziarie estere (pari allo 0,2% annuo del valore).
2. Investimenti in strumenti finanziari presso broker/banche esteri
Se i tuoi asset (azioni, ETF, obbligazioni) sono custoditi su un broker estero (es. Interactive Brokers), lo Stato italiano non ha accesso diretto ai fondi.
In caso di patrimoniale, si paga tramite F24, ma non ci sono prelievi forzosi automatici.
3. Investimenti in strumenti finanziari presso broker/banche italiane
Gli investimenti in strumenti finanziari non sono tecnicamente "liquidità disponibile" e quindi, in caso di prelievo forzoso automatico, potrebbero essere più difficili da colpire immediatamente rispetto ai conti correnti.
Titoli di Stato italiani, in particolare, potrebbero essere esentati o favoriti da eventuali misure straordinarie.
Attenzione: Essendo detenuti presso intermediari italiani, in teoria potrebbero comunque essere colpiti se il governo dovesse estendere la misura.
In caso di patrimoniale dichiarativa, rientrano nella base imponibile.
3. Asset “non aggredibili”
Oro fisico:
Completamente fuori dal sistema bancario.
Non può essere pignorato o prelevato forzosamente.
Conservabile in proprio (es. in casa) o presso terzi (es. caveau esteri).
Criptovalute tramite self custody (meglio se Bitcoin e/o stablecoin):
Se detenute in un hardware wallet offline (per essere più precisi in qualsiasi caso di self custody), sono fuori da qualsiasi giurisdizione bancaria.
Richiedono però competenze tecniche e responsabilità di custodia.
4. Polizze Vita di di diritto estero (es. Lussemburgo)
Sono strumenti assicurativi, non conti correnti: non soggetti a prelievi forzosi.
Asset segregati, non aggredibili da creditori o dallo Stato.
Possono contenere ETF, fondi, obbligazioni.
Capitale minimo elevato (sopra 250.000€).
5. Trust
Soluzione utilizzata da famiglie ad alto patrimonio.
Segregano legalmente il patrimonio (non è più “tuo” in senso civilistico).
Costi alti e struttura complessa, ma offrono protezione giuridica avanzata.
Attenzione ai tempi: vanno creati prima di eventi straordinari.
6. Assegni circolari non incassati
Soluzione temporanea e “borderline”.
Un assegno circolare emesso e custodito fuori dal sistema bancario può sfuggire a un prelievo automatico.
Rischioso e poco efficiente per somme ingenti. Non è una vera strategia a lungo termine.
7. Fondi in conti di pagamento esteri
Es. Revolut (Lituania), Wise (UK), ecc.
Anche se tracciabili, sono fuori dalla giurisdizione diretta italiana e non soggetti a prelievi automatici.
N.B. Nessuna di queste strategie è pensata per evadere le tasse. L’obiettivo è proteggere il capitale da misure straordinarie e temporanee, restando nella legalità.
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