, hai mai sentito parlare dell’Accordo di Mar-a-Lago?
L’Accordo di Mar-a-Lago è un progetto economico in fase di sviluppo, promosso da economisti vicini a Donald Trump.
Pur non essendo ancora un capitolo ufficiale della storia, l’accordo si ispira all’intesa del Plaza Accord del 1985 e mira a ripristinare un equilibrio economico mondiale che possa segnare un nuovo ciclo per gli Stati Uniti e la sua moneta, il dollaro.
L’obiettivo sarebbe quello di rendere le esportazioni americane più competitive, ridurre il deficit commerciale (che ha raggiunto 1,2 trilioni di dollari nel 2024) e rilanciare la produzione manifatturiera negli Stati Uniti.
Perché si parla di un accordo Mar-a-Lago?
L’idea si basa su una teoria espressa da Stephen Miran, candidato al Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca, e da Scott Bessent, Segretario al Tesoro.
Entrambi ritengono che il dollaro sia sopravvalutato, danneggiando la competitività degli Stati Uniti e favorendo le importazioni rispetto alle esportazioni.
I parallelismi con il passato sono evidenti: nel 1985, il Plaza Accord coinvolse Stati Uniti, Francia, Giappone, Regno Unito e Germania Ovest, che si accordarono per svalutare il dollaro, ritenuto eccessivamente forte.
Tuttavia, la manovra contribuì alla successiva crisi giapponese degli anni '90, un monito che oggi pesa sulle scelte della Cina, già alle prese con problemi economici interni
Come funzionerebbe un accordo del genere?
L’Accordo Mar-a-Lago potrebbe basarsi su 3 strategie principali:
Aumento della domanda interna nei paesi partner per ridurre la dipendenza dalle esportazioni verso gli USA. Interventi nel mercato valutario, con banche centrali che vendono dollari per abbassarne il valore. Possibili manovre sui tassi di interesse, sebbene la maggiore indipendenza delle banche centrali rispetto agli anni ‘80 renda questa opzione meno praticabile.
Tuttavia, il mercato dei cambi odierno è molto più grande di quello degli anni ‘80 (7,5 trilioni di dollari scambiati ogni giorno), il che renderebbe difficile manipolare il valore del dollaro in modo efficace.
Una proposta controversa emersa dal team di Trump riguarda l’emissione di obbligazioni a zero coupon con scadenza a 100 anni, che potrebbero essere vendute agli alleati in cambio di garanzie di sicurezza militare.
Questa strategia potrebbe ridurre i tassi d’interesse e il deficit fiscale, indebolendo il dollaro.
Tuttavia, rischierebbe di compromettere la fiducia nel mercato obbligazionario statunitense, aumentando la volatilità finanziaria globale.
Quali sarebbero le implicazioni di un dollaro più debole?
Vantaggi per l’economia USA: Un dollaro svalutato renderebbe le esportazioni più competitive e favorirebbe il settore manifatturiero. Rischi per l’inflazione: Il costo delle importazioni aumenterebbe, spingendo l’inflazione verso l’alto. Possibili reazioni negative degli investitori: Una perdita di fiducia nel dollaro potrebbe spingere capitali verso valute alternative come l’euro o lo yen.
L’idea di un Accordo Mar-a-Lago resta una speculazione, ma Wall Street ne sta discutendo seriamente.
Staremo a vedere. Per ora dollaro forte e Wall Street forte possono continuare a convivere. Ma non per sempre.
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